Ben ritrovati a tutti. Proseguiamo riprendendo la stessa tematica affrontata nell’ultimo mensile, le emozioni. Questa volta ci immergiamo all’interno della rabbia. Culturalmente viene vista come un’emozione da tenere maggiormente sotto controllo rispetto ad altre perché può generare comportamenti aggressivi verso altri. Come linea guida per uno sano sviluppo delle stesse, diventa fondamentale poterle conoscere attraverso una loro adeguata espressione e fare in modo che questo processo venga adeguatamente gestito da coloro che diverranno lefigure di riferimento. Conoscere le emozioni corrisponde all’imparare una nuova lingua,

Analisi

Grazie alle emozioni la mente:

  1. si aziona e si dirige verso una meta
  2. le persone riescono a creare un ponte verso l’emozioni altrui comprendendo, capendo,mettendosi nei panni altrui, insomma empatizzando.

Maggiore sarà il fluire delle emozioni dall’interno di una persona verso l’esterno, maggiore sarà il benessere psicologico. Gran parte del benessere mentale derivi da un adeguato funzionamento delle emozioni con le quali andiamo a creare “sane relazioni”.

Come analizzato nell’ultimo mensile la “vergogna” protegge e crea una zona di sicurezza dall’esterno. Essa comunica che un qualcosa dentro di noi vorremmo rimanesse privato. Utilizziamo quest’analisi della vergogna per cogliere in essa un certo tipo di rabbia non diretta bensì indiretta. Non diciamo direttamente all’altro di non entrare nel nostro intimo, ma lo esprimiamo indirettamente con una chiusura, essa possiamo leggerla come una formaespressiva di rabbia. Introduciamo come il suo sano funzionamento risieda nell’utilizzarla “come strumento” per dare voce a tutti i bisogni, facendo in modo che essi esistano in considerazione di un contesto esterno con il quale ci si relaziona.

Colleghiamo a quanto detto prima a quella modalità di espressione della rabbia conosciuta come aggressivo-passivo, nella quale l’emozione che arriva all’altro, appunto la rabbia, non

è direttamente comunicata. Emotivamente viene fatta sentire della rabbia, ma esplicitamente viene mostrato tutt’altro.

Non possiamo affrontare le dinamiche psicologiche senza inserirle in una cornice relazionale dove la rabbia da modo alla persona di “confinare” l’esterno. Nella quotidianità tutto ciò corrisponde semplicemente nel dire ciò che pensiamo esprimendoci

all’interno di una conversazione. Tutto ciò che crea movimento relazionale da dentro di noi verso l’esterno lo possiamo leggere come mosso dalla rabbia, non nel senso di “aggressione” verso l’altro per fargli del male bensì semplicemente come “autoaffermazione”. Esiste poi chiaramente quel tipo di rabbia classicamente conosciuta come aggressione fisica o verbale, accesa discussione, urla. Vediamo queste dinamiche sempre come lo stesso tipo di rabbia descritta precedentemente ma con una intensità maggiore. Qualitativamente il risultato possiamo vederlo identico, far sentire all’esterno “come vogliamo essere riconosciuti”.

Vediamo degli esempi di come la rabbia possa nascere ed esistere nella quotidianità.

  • Vissuti/esperienze di non riconoscimento (non essere riconosciuti e considerati sulla base dei propri bisogni). Queste possono portare a un accumularsi di rabbia che, in fasi successive di vita, può emergere in modo non pienamente funzionale. Si crea una spirale dove si ricerca un continuo riconoscimento dall’esterno per colmare vecchie ferite. Il tutto avviene però in modo non armonioso ed eccessivamente carico di rabbia.
  • Esperienze dove l’educazione impartita sia stata quella di non dover far emergere la rabbia all’esterno. In queste situazioni la persona sviluppa un eccessivo controllo della stessa senza riuscire ad utilizzarla in modo funzionale, se necessaria, correndo il rischio di farla fuoriuscire tutta insieme. Vediamo qui quelle situazioni di persone che apparentemente tranquille esplodono in episodi di forte ed intensa rabbia. Un possibile effetto collaterale di una non fluida esistenza della rabbia nella quotidianità può essere individuato in una ridotta espressività e vitalità della persona conseguentemente alla mancanza di energia (rabbia positiva).

Conclusioni

Un sano benessere mentale non può prescindere da un sano funzionamento emotivo nella persona e nel contesto relazionale. Per sano funzionamento emotivo intendiamo il fluire delle emozioni verso l’ambiente, senza intervenire nel modificarle e con un corrispettivo rispetto dell’ambiente stesso. Maggiore sarà la repressione di esse o la non considerazione del contesto ambientale e maggiore saranno i possibili vissuti disfunzionali.

La rabbia diventa portavoce dei vissuti interni ad ogni persona. Con essa si pone un importante confine nella relazione e si comunica: io finisco qui dove tu puoi iniziare ad esistere, oltrepassare questo limite vorrà dire far venire meno i miei.