Introduzione

Un caro saluto a tutti i lettori. In questo mensile avremo modo di proseguire la nostra riflessione sui “pensieri” analizzando il vissuto di blocco davanti ad una scelta. Andremmo a legare la scelta con l’errore e quale posizione vada ad assumere dentro di noi.

Analisi

Partiamo dai pensieri considerandoli come un’insieme di “elementi” che dobbiamo selezionare e gestire per muoverci verso il raggiungimento di un obiettivo. Cerchiamo di connettere quale “vissuto emotivo” vi sia, nel momento in cui ci approcciamo nel fare una scelta. Il principale punto diventa non sbagliare e fare la cosa giusta. Ordino una pizza, sicuramente devo dirgli quella giusta, così come il pizzaiolo deve realizzarla nel migliore dei modi. Vorrei cambiare lavoro perché quello attuale mi appesantisce e ormai non mi da più quella felicità passata, ma allo stesso tempo temo di fare la scelta sbagliata perché potrei pentirmi di aver cambiato per un qualcosa di non migliore. Focalizziamo come la tematica del non sbagliare, non commettere l’errore, non fallire, accompagni il “fare una scelta”. Sino a qui potremmo osservare che non vi è nulla di nuovo, ma è proprio in questo punto “il non sbagliare” che si smuovono tante dinamiche, legate a esperienze passate, che vanno a creare un po di caos nella mente. Con “esperienze passate” intendiamo tutti quei momenti che hanno dato a noi il vero significato dell’errore e del fallimento, non parlo quindi del concetto trovato sul vocabolario che potrebbe essere definito come: compiere un’azione in maniera non corretta o inesatta.

Lo sbaglio/fallire nella vita deve essere visto quindi come un qualcosa che viene insegnato affinché sia appreso e messo poi in atto in una specifica modalità. Ogni tipo di apprendimento passa attraverso quello che potremmo chiamare “l’errore potenziale“. È proprio questa potenzialità che si cerca di evitare perché vissuta come fallimentare e portavoce di tanti ricordi e vissuti emotivi. Vediamo qui come in un istante, una voce dentro di noi ci faccia riflettere “eccessivamente” su quale sia la scelta migliore per evitare un fallimento.

Parliamo di quale possa essere l’antidoto di tutto ciò, o ancora meglio il modello di riferimento da seguire. Inglobare l’errore ed il fallimento all’interno della vita di una persona, sarà sicuramente l’approccio migliore per fluidificare le scelte. La voglia di ricercare il fallimento ha le sue solide fondamenta nel presupposto che ogni errore ci da un insegnamento su dove migliorare. Senza la percezione di esso (quando questo emerge) non potremmo affinare il nostro comportamento e crescere positivamente e in modo responsabile. L’accettare che questo possa esistere dentro di noi diviene il lascia passare per “provare nella vita”.

Dedichiamo alcune righe per sottolineare come il “senso di colpa” accresca il timore dell’errore e decresca l’energia che erroneamente investiamo per bloccarci “nel fare”.

Fare cadere un bicchiere quando si e piccoli viene così visto come una cosa che non “deve accadere”, perché detta più e più volte e ormai non deve esistere una ulteriore volta. Mettendo da parte quale possa essere la migliore modalità educativa, il messaggio che questa dinamica trasmette diventa che l’errore in ultima analisi è un qualcosa che non debba esistere anziché vederlo come un compagno di vita che mi illumina su quale sia il passo successivo. Considerare invece l’errore che un bimbo compie come un qualcosa di possibile e necessario per comprendere dove migliorare, facendosi anche carico delle proprie responsabilità, farà si che esso diventi un compagno di vita fondamentale.

Come già visto più volte in altri articoli, un elemento fondamentale della psiche umana e di come noi ci approcciamo nella gestione della stessa, non è eliminare ciò che troviamo di scomodo in noi bensì integrarlo. L’ansia che possiamo viverci quotidianamente non è da eliminare, essa deve essere acquisita come compagna di vita che ci guida su quelli che siano i nostri reali bisogni. L’errore e il fallimento non è un elemento dannoso da far scomparire per raggiungere la perfezione ossessiva o quell’approccio narcisistico “disfunzionale” alla vita. Esso, anche in questo caso, è una parte inscindibile di noi e come tale nostro consigliere per un progresso


Conclusioni

Concludendo, lo scegliere ci porta ad incontrare e relazionarci con la nostra capacità nello sbagliare. Ci smuove automaticamente ricordi e vissuti più o meno scomodi relativamente alla nostra infanzia.

Alziamoci la mattina e viviamo ogni relazione incominciando a riconoscere l’errore ed il fallimento parte di noi, ridendo di esso come si farebbe col migliore amico, e riconoscendo il bisogno di ampliare la nostra immagine “tal volta troppo perfetta” con questo elemento “esteticamente imperfetto” ma “funzionalmente perfetto” per il benessere mentale.