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Possiamo individuare la Personalità da una prospettiva gestaltica come

"quel modo relativamente stabile e particolare di organizzare gli elementi cognitivi, emotivi e senso-motori della nostra esperienza che formano la nostra identità" (Delisle, 1992, pag.24).

Parliamo invece di Disturbi di Personalità intendendo modalità, relativamente inflessibili, di percepire, reagire e relazionarsi alle altre persone e agli eventi; l’inflessibilità di tali modalità riduce di gran lunga le possibilità della persona di avere rapporti sociali efficaci e soddisfacenti per sé e per gli altri.

Se andiamo a considerare le modalità di contatto descritte dal modello Gestaltico, possiamo considerare i disturbi di personalità come situazioni psicologiche patologiche ben strutturate all’interno delle quali la persona utilizza in modo eccessivo una particolare modalità di contatto che diviene una resistenza al contatto, ostacolando paradossalmente il raggiungimento di quel contatto con l’ambiente.

L’insoddisfazione per la propria esistenza e le difficoltà presenti nella sfera sociale, lavorativa e relazionale, vanno a caratterizzare le persone affette da questa tipologia di disturbo.

La gestione dei disturbi di personalità vede l’intervento psicofarmacologico e psicoterapeutico frequentemente intrecciati tra di loro come necessità del progetto terapeutico.

Considerando nello specifico la psicoterapia della Gestalt possiamo vedere come essa osservi i modi di fare esperienza del proprio cliente. Utilizzando il modello del ciclo di esperienze, si propone di agire restituendo quella flessibilità (assente nei disturbi di personalità) all’interno del ciclo di relazione e quindi tra le differenti fasi.

Attualmente all’interno del Manuale Diagnostico Statistico dei disturbi Mentali DSM-IV-TR ritroviamo i Disturbi di Personalità raggruppati in tre Cluster o Gruppi:

1. Cluster A: disturbi di personalità caratterizzati da condotte strane o eccentriche
2. Cluster B: comportamenti drammatici o eccentrici
3. Cluster C: condotte ansiose o inibite


Diagnosi

La diagnosi dei disturbi di personalità trova un significativo ostacolo per il fatto che le persone interessate raramente chiedono aiuto. Sono spesso i familiari che, dopo ripetuti tentativi e pressioni, premono affinché si rivolgano ad uno specialista per essere curati. Emerge quindi un aspetto comune ai disturbi di personalità, ossia il radicarsi dei tratti problematici al punto da sembrare normali (ego-sintonici). La persona non si vive quindi un conflitto interno. E’ insolito per le persone sviluppare disturbi di personalità durante la mezza età. Sulla base dei criteri diagnostici generali per i Disturbi di Personalità, la valutazione del paziente fa riferimento ai seguenti punti:

A. Modello abituale di esperienza interiore e di comportamento che si discosta in modo evidente dalle aspettative del contesto culturale dell’individuo manifestandosi in almeno due delle seguenti aree:
1. cognitiva (cioè modi di percepire ed interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti);
2. affettiva (cioè, la varietà, l’intensità labilità e adeguatezza della risposta emotiva);
3. funzionamento interpersonale;
4. controllo degli impulsi.

B. Il modello abituale risulta essere pervasivo ed inflessibile in molteplici situazioni personali e sociali;

C. Il modello abituale causa un disagio di rilevanza clinica nonché una compromissione nel funzionamento sociale, lavorativo e di altre aree rilevanti;

D. Il modello è stabile e di lunga durata e l’esordio si può fare risalire almeno all’adolescenza o alla prima età adulta;

E. Il modello abituale non risulta meglio spiegabile come manifestazione o conseguenza di un altro disturbo mentale;

F. Il modello abituale non risulta essere collegato ad effetti fisiologici di una sostanza o di una condizione medica generale.


Prognosi

Andando a vedere l’aspetto prognostico, dobbiamo obbligatoriamente considerare lo specifico disturbo ed il livello di gravità dello stesso. I disturbi della personalità durano in media per tutta la vita, lungo in corso della quale si possono verificare periodi di peggioramento e periodi di miglioramento.



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